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Lettere d'amore

A Bicio

di Marco Gagliani

Nato a Genova, dopo la laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche si trasferisce a Padova per proseguire gli studi. Qui coltiva la sua passione per la scrittura dedicandosi in primis alla lettura per arricchire il suo bagaglio personale e, in secondo luogo, partecipando ai molti eventi letterari, open mic ed eventi poetici presenti nel territorio patavino. Apre inoltre un blog e una pagina Facebook "Ascolta i racconti del mare" dove pubblica i racconti e le riflessioni che scrive.

Ciao Bicio,
perdonami se non ti chiamo Fabrizio, ma proprio non riesco ad immaginarti diverso da come ti ho
lasciato. Lo so, è passato tanto tempo, forse una vita da quel giorno in cui piangendo salisti su
quella macchina che non avrebbe mai fatto ritorno; eppure non ho smesso di pensarti.
Tu sei rimasto con me nei miei ricordi, da lì hai visto ciò che vedevo io, mi hai preso per mano e mi
hai portata lontano.
Sai, ricordo quelle giornate che correvano veloci tra i prati, gli animali, la caccia alle lucertole
mentre il mondo veniva consumato dalla guerra e noi ci muovevamo leggeri e felici come forse non
saremmo più stati.
Ricordo tuo padre, un'anima buona, un'anima raffinata, così disponibile con tutti, così capace di
comprenderti pur rimanendo fermo nelle sue posizioni tanto diverse dalle tue.
Ricordo il giorno in cui fece portare l'altalena sotto il porticato, dondolando su quella tavola di
legno mi sembrava di volare leggera sul mondo.
Ricordo la solitudine dopo, quando tornasti a Genova e per la prima volta sentii un nodo in gola,
facevo fatica a parlare, le palpebre erano diventate pesanti, gli occhi gonfi, mi aspettavo potessero
bagnarsi da un momento all'altro, ma non accadde.
Passarono gli anni, i mesi e anche i minuti, come avresti detto tu, d'un tratto scoprii che il mio
compagno di giochi aveva imparato a scegliere le parole con cura, con una dolcezza che non
avevo mai visto prima. Il bambino era diventato uomo, l'uomo si era disfatto di sé divenendo artista,
non eri più solo il mio Bicio, ora Fabrizio De André apparteneva a tutti coloro che si sarebbero
lasciati accarezzare dalle sue parole.
Ricordo quel giorno, 47 anni dopo il nostro ultimo incontro, quando mio figlio mi chiamò
“Mamma, credo che questa canzone parli di te”. Dopo quasi mezzo secolo tornai a provare la
sensazione del giorno della tua partenza, con quel nodo in gola che proprio non ne voleva sapere di
sciogliersi, sembrava essere rimasto lì, ad aspettare il momento giusto per tutto quel tempo.
Sai Bicio, credo che esista qualcosa di molto primitivo, un amore che si pone alla base dell'uomo,
che gli permette di esistere, un amore che lega le persone; al di là dei luoghi, del tempo, delle
situazioni e dei matrimoni, un amore che ti permette di riconoscerti negli occhi dell'altro, questo
penso sia ciò che ci unisce.
Perdonami se non ti ho mai cercato ma ora mi piacerebbe davvero rivederti, consapevole che forse
ritroverei sempre il Bicio che correva leggero per i campi.
Tua Nina.