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Una storia di cronaca

Noi siamo i "Caffelatte"

di Beatrice Bianchini

Ho 18 anni, sono nata a Carpi ma vivo a Bagnolo in Piano, in provincia di Reggio Emilia. Scrivere è la mia passione, ho partecipato a molti concorsi di scrittura scolastici e nel 2019 sono arrivata tra i finalisti del concorso "Parole Giovani". Dopo il diploma vorrei iscrivermi alla facoltà di Lettere.


Matteo ha 11 anni, è molto alto per la sua età, ha gli occhi azzurri come il mare della sua terra e un cuore grande. Vive nell’isola di Lampedusa, da parecchi anni culla di immigrati in fuga dalla guerra. Matteo è attratto dalle luci che illuminano la costa durante la notte, e dal continuo viavai delle navi nel porto della sua città. Alcuni sono pescherecci, altre navi della guardia costiera, altre barche sono molto piccole, ma sembrano più grandi, forse perché sono stipate di uomini che ogni tanto si buttano in mare e provano a nuotare verso la riva. Matteo è curioso e chiede ai genitori chi siano quelle persone che durante la notte sbarcano nella sua amata isola. Il padre prima si inquieta, poi si innervosisce ed infine urla a Matteo che deve farsi gli affari suoi perché: “Quegli uomini sono dei negri, sporchi e crudeli. Non sono cose da bambini”. Mesi dopo Matteo entra in classe, trovando seduto nell’ultimo banco accanto alla finestra un ragazzino all’incirca della sua età, con i capelli ricci, due occhi enormi e la pelle nera come la pece. Matteo ricorda le parole pronunciate dal padre tempo prima, rivolte a degli uomini neri con un cattivo odore, e all’inizio si spaventa, vorrebbe uscire dalla classe, ma si rende conto che quello che ha davanti è un bambino come lui, non un uomo, e che non sembra nemmeno tanto sporco. Quindi, gli si siede di fianco, dando inizio a quella che sarà una salda e sincera amicizia. Ma per Matteo stanno per iniziare i problemi. I compagni di classe li prendono in giro, chiamandoli “I Caffelatte” e li emarginano, perché a tutti è stato detto dai genitori di non mischiarsi con gli uomini neri. A casa non può parlare perché sa che il padre non capirebbe la sua scelta. I primi tempi trascorrono così, tra un insulto e l’altro, finché Matteo non decide di alzare la testa, insieme all’amico Mohammed. Una mattina si fanno trovare in piedi sulla cattedra e Matteo si dichiara orgoglioso di far parte del duo dei “Caffelatte” perché Mohammed è un bambino come tutti gli altri, ha una bocca, un naso, due occhi, due orecchie. L’unica differenza sta nel colore della pelle, ma questo è un vantaggio, perché può andare in spiaggia nelle ore più calde della giornata e fare il bagno senza scottarsi. Matteo pronuncia tutto questo con i pugni serrati, aspettandosi che i suoi compagni di classe lo aggrediscano. Invece, Francesco si alza dalla sua sedia, sale sulla cattedra e abbraccia i “Caffelatte”. Da quel giorno nessuno osò più prendere in giro quella strana coppia, formata non da bianchi, non da neri e nemmeno da “Caffelatte”, semplicemente da bambini.