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Una storia di cronaca

Dietro le serrande della vita

di Natalie Sclippa

Appassionata di storia, ma soprattutto di storie, amo scrivere perchè lo ritengo il miglior modo per comunicare. Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, tento di trovare un metodo per coniugare scienza e giurisprudenza. Inguaribile entusiasta, cerco la felicità nelle piccole cose.


"Non credo ci sia spazio per me, ormai. Peccato, perché mi sono spaccato la schiena 40 anni in fabbrica e ora nessuno ha il tempo di ascoltarmi." Gli occhi di Ugo si gonfiano di lacrime, la mano tremolante indugia mentre cerca conforto nella mia. Costretto ormai da due anni su una sedia a rotelle, confida la sua grande solitudine. "Quando ero giovane non ho potuto studiare, bisognava aiutare nei campi. 'Coi libri non si mangia', ripeteva sempre mio zio, alto quasi due metri e sempre con la zappa in mano. E come dargli torto, al tempo: le stagioni si avvicendavano, e scadenzando anche i ritmi della vita".



Con il grande boom economico, Ugo si è trasferito in città. Era operaio in una grande azienda, dove il lavoro sembrava non finire mai. La periferia era diventata la sua nuova casa e il grigiore, piano piano, aveva cominciato a corrodere dall'interno i colori vivaci della sua infanzia. "Quando sei ragazzo, pensi di poter cambiare il mondo; quando cresci, capisci che è il mondo ad aver cambiato te."



Il volto si incupisce nuovamente, mentre cerca di camuffare la malinconia, nascondendola dietro le rughe che gli solcano il viso, come fosse il sigillo dell'aratro sul campo da seminare. Sembra non voglia parlare, non si voglia lamentare; ma è da troppo tempo che i sentimenti si affastellano nell'animo. Chiede aiuto, forse pietà. Rimaniamo qualche minuto in silenzio, un silenzio assordante.



Poi prende fiato, quasi dovesse suonare una melodia lunghissima, senza poter immettere aria nel suo corpo, ormai debilitato. "Sono felice, e vuole sapere perché? Qualcuno mi ha trovato. Non credevo fosse più possibile. È una sensazione liberatoria, oserei dire quasi mistica. Siete tutti così impegnati, lì fuori. Ma non vi siete mai chiesti chi ci sia nella penombra, dietro le serrande abbassate? Credete che sia reale solo quello che riuscite a vedere? Poveri voi, schiavi delle notifiche."



La voce, dapprima rotta, diventa sempre più sicura. Un moto di orgoglio lo pervade, quasi fosse l'ultimo anelito di coraggio, l'ultima vera lezione da lasciare a chi, là fuori, si è dimenticato di lui per troppi anni. La presa di coscienza di un invisibile, un emarginato, un frutto troppo maturo lasciato cadere nel frastuono generale.



Caro Ugo, è giunto il momento - spero non sia troppo tardi - di essere padrone del tuo destino, fiero del percorso impervio della tua vita. Tornerò a trovarti, caro nonno adottivo, e insieme continuerò a contare le stagioni e a invecchiare insieme a te, come non hai mai potuto fare.