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Una storia di cronaca

Ricci Ri-belli : la bellezza oltre le sbarre

di Angelica Sisera

Angelica ma non troppo. Scrivo leggo suono e...rewind. Una storia da raccontare.


BOLOGNA.



“Là fuori, oltre a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, esiste un campo immenso. Ci incontreremo lì.” , scrive Rumi, poeta e filosofo persiano del 1200.



Sei libero finchè non sei dentro, dicono. O ti riscopri più libero da quando ci sei, dentro?



 



E io, come ci sono finita in carcere?



Tutto ha inizio in marzo 2018 con Ricci Ri-belli, un progetto che ho ideato per l’associazione Artemisia di Bologna in accordo con la direzione della Casa Circondariale “Rocco D’Amato” e in collaborazione con Orea Malià e Kinodromo. Il team di parrucchieri ha insegnato alle 14 partecipanti per i successivi 2 mesi l’Arte del taglio e dell’acconciatura, curare la propria bellezza e quella degli altri. Kinodromo ha filmato l’esperienza e il fotografo Federico Guerra ne ha fatto un reportage in bianco e nero. 



Ora, a distanza di un anno, ne sto scrivendo un libro-diario, raccogliendo anche i pensieri delle ragazze, che con noi si sono spesso confidate. 



Ricci Ri-belli è nato per il reinserimento futuro delle detenute della sezione femminile nel tessuto sociale e lavorativo. Inoltre, occuparsi della bellezza propria e altrui contribuisce al miglioramento dell’autostima.



C’è un primo posto di controllo all’ingresso del carcere in cui si passa attraverso un metal detector, consegnando documenti e cellulare, come in aeroporto. Ma qui è diverso. Non ci si imbarca per nessuna meta. Qui è come sostare in un limbo o per alcuni in una zona di “tregua”.



La vita di un carcere non si esaurisce dietro le sbarre. Le detenute ci raccontavano che per loro il lunedì mattina di Ricci Ri-belli è stato l’appuntamento che hanno aspettato ogni giorno: per Stefy, Lorena, Camila e le altre è stato come uscire per qualche ora e trovarsi in un salon de beautè, dimostrando a tutti e a se stesse di valere come donne e parrucchiere.



In quest’esperienza è stato trasmesso un lavoro delicato, che nasce dal prendersi cura dell’altro, accarezzando teste e pensieri. 



C’è chi emozionata vedeva nello sguardo delle altre ammirazione per il nuovo taglio: in carcere infatti non ci sono specchi, si cerca il proprio riflesso nelle finestre ma soprattutto nello sguardo delle altre. Quello è il metro di giudizio.



C’è chi dopo aver accorciato i suoi lunghi capelli ha pianto di gioia: da quando era partita dal Paraguay non era più andata dal parrucchiere.



Da lì, una nuova consapevolezza e visione di futuro: finché si sa immaginare e costruire, proprio come nell’arte del parrucchiere, ci sarà la speranza di una nuova pagina del proprio Diario di vita. 



Creando insieme bellezza oltre le sbarre, con loro siamo cambiati anche noi.