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I racconti dello scontrino

E domani ancora

di Ting Zhang

Da bambina amavo raccontare storie di mia invenzione agli altri bambini, che mi ascoltavano presi, poi con gli anni questa magia si è persa attraverso gli impegni, le distrazioni e le preoccupazioni di una vita adulta. Sulla soglia dei trent'anni, spero non sia tardi per recuperare quello che è stato seppellito senza che me ne rendessi veramente conto.


"Tesoro, cosa vuoi fare?" mi chiede mia moglie con un sorriso."Vuoi cenare in quel bel ristorante di pesce?" "Ma no, amore" rispondo io, sforzandomi di non apparire stanco."Facciamo la spesa." Lucia mi guarda con occhi che brillano e annuisce. Io l'ho sempre trovata bellissima, ma negli ultimi tempi è come avvolta da un'aura magica. Non pensavo fosse possibile trovarla ancora più bella. Mi cambio e chiamiamo Penelope per uscire. Nostra figlia è ancora piccola, riesce a stare sul sedile ribaltabile del carrello riservato ai bambini fino a 15 kg. Ci indica i giocattoli esposti in un'area vicina agli articoli estivi. Guardo meglio e scelgo per lei una bici rossa. Penelope batte le mani e grida di gioia. Felice, mi immagino già il giorno in cui riuscirà a pedalare spedita, mentre dietro di lei ci sarà la mamma a guardarla con orgoglio. Se davvero esistono mondi invisibili, ci sarò anch'io, a condividere la sua gioia. Passiamo davanti alla corsia della pasta, delle salse, del banco frigo, da cui Lucia pesca qualche confezione di gelato. Al reparto frutta e ortaggi mi allontano anch'io dal carrello per scegliere qualcosa. Mi piace la sensazione che provo nel fare le cose più quotidiane con le persone che amo; non danno emozioni mozzafiato, ma mi danno l'impressione che potrei essere lì a farle anche domani e domani ancora, in un senso di eternità che la malattia terminale non riesce a strapparmi via. Lucia mi sorride, agitando la manina di Penelope nella sua. Sorrido.