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Lettere d'amore

A W.W., di Manhattan il figlio

di Stefano Di Bernardo

Stefano Di Bernardo è nato a Caltagirone, in Sicilia, nel '91. Vive a Bologna, dove studia Cinema, Televisione e Produzione multimediale all'Alma Mater Studiorum. Attualmente lavora come designer di esperienze museali in realtà virtuale con l'obiettivo a lungo termine di emergere nel campo della narrazione transmediale, cioè la creazione di storie legate l'una all'altra ma che abitano media diversi: racconti, film, serie tv, fumetti, videogiochi.

Ciao Walt.
Ti do del tu, perché so che la prima cosa che mi chiederesti di fare è di parlarti come se fossimo vecchi amici. E, in un certo senso, lo siamo. Con i tuoi occhi da medium divino devi aver visto anche me, adorante ai tuoi piedi, tra le moltitudini di tuoi lettori devoti. E io ho guardato e sfiorato Foglie d'erba così tante volte. E non sei forse stato tu stesso a dire (e se non l'hai scritto in una delle tue poesie, immagino che tu abbia potuto dirlo a voce, magari sospirandolo all'orecchio di un amante nel cuore di una tenera notte) che il tuo libro e il tuo corpo sono la stessa cosa?
Se chiudo appena le palpebre posso ancora vedere il nostro primo incontro. Ricordo il tuo sguardo gettato come un amo in una folla indifferente, le tue parole schiette a fare da esca, le tue braccia abbronzate che mi tirano fuori da banalità e convenzioni.
Ricordo bene i primi anni di università, quando con febbrile eccitazione studiavo i tuoi versi più lunghi e languidi, le tue parole scorrevoli come l'acqua di un ruscello sul corpo sudato di un contadino in cerca di qualcosa d'indefinito, sotto il sole di un interminabile pomeriggio d'agosto.
È stato allora che mi sono innamorato. Della tua voce risoluta, dissoluta e assoluta. Della tua barba saggia e barbara. Dei tuoi occhi da padre severo e madre comprensiva.
Dell'erba profumata del tuo petto e del tuo corpo elettrico.
E ho fatto l'amore con te, traducendoti con la mia lingua vergine e provando a imitare gli ampi respiri delle tue frasi.
Che cosa ci è successo poi? La vita, tu diresti. Ci è successa la vita.
Forse la passione si è affievolita poco a poco perché a nutrirla non avevamo che spettri di parole.
Forse ho imparato da te, e finalmente messo in pratica, quello che hai cercato di insegnarmi in tutto questo tempo. E mi sono innamorato di qualcuno con labbra da baciare, pelle da accarezzare e mani in grado di ricambiare.
Qualunque sia stato il motivo, ti scrivo questa lettera per dirti che non ti ho dimenticato. Come mai potrei? Mi hai guidato per sentieri non battuti, verso quel posto nascosto dove ho trovato il me stesso che avevo rinnegato. Mi hai costretto a guardarmi in faccia e a vedere la verità dietro le lacrime.
Per questo e per tutto ti ringrazio, Walt.
Lascio un bacio, non d'addio ma d'arrivederci, sulla tua bocca da satiro baccante. In fondo, solo perché sono impegnato, non vedo perché non concederci una sveltina ogni tanto.
Un verso, forse un paio, non di più.
Una poesia al massimo.