<< indietro
I racconti dello scontrino

A-coop-alisse

di Stefano Di Bernardo

Stefano Di Bernardo è nato a Caltagirone, in Sicilia, nel '91. Vive a Bologna, dove studia Cinema, Televisione e Produzione multimediale all'Alma Mater Studiorum. Attualmente lavora come designer di esperienze museali in realtà virtuale con l'obiettivo a lungo termine di emergere nel campo della narrazione transmediale, cioè la creazione di storie legate l'una all'altra ma che abitano media diversi: racconti, film, serie tv, fumetti, videogiochi.


Dante era l'unico leggente del gruppo ed era bravo. Era riuscito a decifrare l'antico foglio che aveva condotto lui, Asha e Robi alla misteriosa Coop. Una strana frase che non era riuscito a interpretare, però, lo ossessionava. Era una formula magica? Una minaccia? Entrarono attraverso vetri in frantumi ricoperti di rampicanti e insetti. Il tanfo di frutta ammuffita e marcia li soffocava con il rancore di un ex-amante in cerca di vendetta, ma non li fermò. Robi era già all'opera. Veloce come un topolino, esaminava nella penombra le immagini sulle etichette e arraffava ciò di cui avevano bisogno, riempiendo un gigantesco zaino. Forse era una sorta di magazzino, ipotizzò Dante, sporgendosi cauto da dietro uno scaffale. Asha lo guardava muta simulando una decapitazione a mezz'aria con la sua ascia, da qui il suo nome. Appena Dante lo vide non riuscì quasi a crederci. A qualche metro di distanza da loro si trovava la cosa piu preziosa di questo mondo: uno scaffale pieno di lattine di cibo. Carne commestibile! Dante diede una rapida lettura: bovini, pollo, tonno. Animali di "prima" di cui aveva solo sentito parlare. Ma ecco sopra di loro ancora quella frase, come una maledizione. "Noi siamo in tre", pensò Dante. Quel pensiero gli si gelò in mente quando il mostro lo infilzò. Aveva il corpo muscoloso di un toro ricoperto di scaglie, tranne sulla testa, dove tra fitte piume aveva un becco affilato e sporco di sangue. Di Dante. Tre per uno. Non era una minaccia, era una profezia.