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Lettere d'amore

Anch'io diventerò grande

di Agnese Chiarini

Aretina di nascita, bolognese di adozione. Rientra nella generazione dei giovani "choosy", dai mille e uno lavori. Scrivere è il suo modo di guardarsi allo specchio e lo sfiatatoio del suo mondo interiore.

Caro Peter Pan,

scrivo in un solito momento di caos.

Forse non hai compreso le mie ragioni - e non lo pretendo, non sono poi chiare neanche a me.

Tu sei la casa, i giochi, il solito vecchio posto, pieno di significati. Sei le chiacchierate sotto casa fino a notte fonda, sei le pause sigaretta, i balli da ubriachi sull'Isola che non c'è.

Io però sto cambiando. Io sono più simile a un vulcano. Prima sono calma, poi d'improvviso esplodo. E so che questo ti ha ferito profondamente, come ha squarciato me nell'anima.

Ci sono parti di me che non conoscevo e la tua isola è diventata troppo piccola per me.
Ho bisogno di essere randagia, di cercare pezzi di me dove capita - a volte nello squallore di un bar del porto, altre in una folla in piazza, o nella poesia, ma col baricentro sempre ondeggiante.

Il mio bisogno di confrontarmi con la vita vera, pur misera, è diventato inconciliabile con il tuo essere eterno.

Ho bisogno di dispersione. Per cosa? Per riorganizzare l'idea che ho di me, del mondo, per capire dove davvero devo andare in questa vita.

Vorrei davvero che attraverso queste parole, anche se forse banali, capirai le mie motivazioni.

Spero che un giorno ci ritroveremo. Ci siamo amati da bambini, da adolescenti e spero che accadrà da adulti. Si chiuderebbe un cerchio, tutto questo dolore acquisirebbe un senso.

Ti ho dato tutta me stessa, con i miei limiti.
E vorrei ringraziarti per essere cresciuto insieme a me. Pure adesso che non sei con me, sento di crescere grazie a te.

Vorrei ringraziarti perché il tuo amore, puro e genuino, mi ha salvato. Perché mi hai amato senza che io ne avessi alcun merito. Perché hai amato il mio corpo, campo di battaglia della perenne guerra con me stessa. Per aver sempre provato a comprendere e ad ascoltare.

Sappi che non butterò niente di tutto questo, e che anzi il più delle volte mi lascia con le spalle al muro, atterrita. Come se avessi un reliquiario nel cuore e fosse stato profanato.

Come se la pienezza e la rotondità dell'esistenza se ne fossero andati con te. E mi sento privata di un senso anche nella ricerca di me stessa. Mi troverò? Bene e anche se fosse, che senso ha se tu non lo sai?

Con questa lettera non intendo farti pietà, ma restituirti il valore e il senso del nostro tempo insieme.

Sii felice, tu che puoi vivere eternamente nel presente.

Tua per sempre,

Wendy