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I racconti dello scontrino

Dieci

di Giorgio Busi Rizzi

Vivo a Bologna da quindici anni. Ho studiato letterature comparate e lingua italiana per stranieri. Insegno, scrivo, mi deprimo (principalmente mi deprimo).


La cassiera scansiona del pane in cassetta, due confezioni da tre scatolette di tonno, una di latte UHT, una bottiglia di passata di pomodoro, due pacchi di pannolini. Poi dice: 56 euro e 48 centesimi. Quella Davanti aggrotta la fronte scura sotto il velo. Gli occhi si spalancano un secondo. Nella mano destra ha due banconote da venti e una da dieci, un po’ sgualcita. Scanto, dice chiudendo il naso. Scanto, e indica il tonno. La cassiera guarda il tonno e ribadisce aiutandosi con le dita: promozione finita, NO-SCONTO. 56 euro e 48 centesimi. Mi spiace. Quello Dietro sbuffa. Ha fretta, sembrava una fila rapida. Nella tasca sinistra la mano titilla lo schermo del cellulare. Nella destra, l’altra mano sfiora un fermasoldi d’oro, cui sono aggrappate una carta di credito e una banconota da dieci euro, anche lei sgualcita. In attesa accanto a lui sul rullo della cassa dieci una bottiglia di whisky torbato, una confezione da mezzo chilo di salmone norvegese affumicato al legno di faggio, un panetto di burro leggermente salato, due baguette. Quella Davanti mette su l’espressione di Houdini in catene mentre tira fuori il portafogli dalla borsa. Lo apre sapendo già cosa trovarci: alcune ricevute, tre scontrini, la carta d’identità. Cerca ancora: nessuna novità. Quella Davanti guarda a terra evitando gli occhi della cassiera. Quello Dietro tossisce. La mano destra accarezza la banconota da dieci euro. La mano sinistra assesta l’auricolare dentro l’orecchio mentre parte Strange Fruit.