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Lettere d'amore

Da una che aspetta a uno che fugge

di Francesca Maruccia

Lavoro con le parole, le mie e quelle degli altri. Mi occupo di editing e correzione bozze, scrivo quarte di copertina e articoli di giornale. La costante della redattrice, la mia costante, è una sola: una scrivania piena di idee, pazienza, testi da smontare e rimontare.

"Da una che aspetta a uno che fugge"

 

Caro signor Godot,

l'ho capito che su quel proverbio dell'in amor vince chi fugge ci punti tanto. Parecchio. Troppo, lasciamelo dire. Però devo ammettere che hai ragione.

Ormai ti sarai accorto che io sto dall'altra parte della barricata, insieme a quelli che aspettano gli altri che fuggono, i tipi che hanno il talento di eclissarsi come il sole che fa gridare la gente all'apocalisse. Certo che l'hai capito, tu sei uno che fugge, e quelli che fuggono certe cose le sanno: i proverbi non mentono, tu sei un vincitore e io una perdente del cuore (scusa, ma l'attesa a volte rende banali).

Perciò dopo una settimana dal tuo ultimo messaggio-risparmia sillabe ("ok, se lo dici tu") e dopo due mesi che dalla lontananza in cui galleggi non mi arriva più la tua voce (ce l'hai ancora, una voce? E sai galleggiare? Sei ancora vivo, Godot?), io sono qui che ti aspetto, davanti a uno di quei tavolini di plastica al bar di Gino, che non è i Navigli e nemmeno Galleria Vittorio Emanuele, ma è comunque Milano. "Questo non è mica un posto da Godot", mi ha detto ieri la mia amica Margherita, che nemmeno ti conosce, ma dava per certo che non saresti venuto. Io allora ho guardato la birra con il ghiaccio quasi tutto squagliato, ho analizzato le arachidi e le olive verdi con una bandiera patriottica che ci sventolava sopra, e mi sono chiesta se il posto di cui parlava Margherita - il posto da dove non potevi passare, signor Godot - era il bar di Gino oppure proprio la mia vita (scusa, ma l'attesa a volte rende filosofi).

"In amor vince chi fugge", Godot, è vero ma è superficiale, è una conseguenza, non l'origine. A volerlo dire con più precisione, sarebbe: "In amor vince chi si lascia immaginare". Non che la cosa cambi molto, perché tu, signor Godot, resti comunque un campione. Di fughe e di immaginazioni indotte.

Hai detto che verrai domani (ma rispetto a quale oggi?), e io allora penso che stavolta ci siamo e che vale la pena aspettarti ancora un po'. La verità è che ti aspetterei anche se mancasse tanto, anche se il tuo ritorno fosse solo il grosso punto interrogativo che in effetti è.

Sono qui che ti aspetto e ti immagino, e mi innamoro, signor Godot, mentre mangio olive al bar di Gino (scusa, ma l'attesa a volte rende affamati). Come faccio a non amarti, se da quando sei sparito sei diventato tutti i miei amori ideali?