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I racconti dello scontrino

Il Capitombolo

di Letizia Zaffini

Sono nata il 15 giugno del 1993 a Sassocorvaro. Laureata in Lettere moderne a Urbino, mi sono formata come attrice alla scuola di recitazione Fondamenta di Roma con Alvaro Picardi, Giorgia Trasselli, Giampiero Rappa, Franco Ruffini... attualmente sto terminando la magistrale in Lettere moderne, insegno teatro a Urbino e scrivo: drammaturgia, narrativa, poesia. Con Crossing Poetry nel 2018 ho pubblicato la mia prima silloge di poesie, "Corpoetico". Per la mia regia sono andati in scena "I figli dei fori del male" e "The best is yet to come - la bestia è uno yeti in coma". Ho preso parte al film "La chiesa della sicurezza" di Leonardo Bertini, con ruolo di coprotagonista.


Reparto frigo, banco del pesce fresco – surgelati in offerta – e chissà se ci sono gli assaggini di sushi... Questi gli unici, martellanti pensieri che la mia testa era in grado di produrre alle 19:40 di un torrido 29 giugno 2019. Non avevo bisogno di fare la spesa, ma mi andava di stare al fresco: la grande Coop di via Andrea Costa era il luogo ideale. Avrei fatto un salto al banco del pesce per la sola fascinazione dello starsene immobili a fissare grandi e piccoli pesci morti delle più svariate etnie, persi in un ghiaccio che tutto divora – poi sarei corsa dove preparano il sushi, sperando che ci fossero gli assaggini. C’erano. C’erano! Mandai giù un uramaki di tonno cotto, gentilmente offerto da un ragazzo biondo, e comprai una vaschetta per cena; comprai anche un mix di frutta secca e un pacco di quaderni Made in Italy con cagnolini e capitali europee in copertina. Alle casse automatiche filò tutto liscio ma – giù nel parcheggio sotterraneo, diretta verso la macchina, inciampai – il sushi mi sfuggì di mano, la confezione si aprì e il contenuto rotolò via. Il primo impulso fu quello di mettermi a piangere, poi mi risolsi a essere ottimista: alla Coop avevo trovato ispirazione. Il capitalismo, per quanto adori criticarlo, ha le sue fascinazioni, fascinazioni che gli gnocchi fatti in casa non conoscono. Questo mi sarei appuntata al ritorno a casa, sul mio nuovo quaderno rossastro, senza più sushi, guidando nell’afa serale – sul viso l’ombra trattenuta di una lacrima.