<< indietro
I racconti dello scontrino

Atena guerriera senza scudo

di Alice Roncarati

Sono laureata in Archeologia e durante l’università ritraevo appassionatamente i siti di scavo, le scoperte, l’ambiente, gli oggetti e gli archeologi con il loro lavoro quotidiano. Sono stata selezionata in numerosi festival: il Komikazen, il Bilbolbul, R.A.M. Biennale Giovani artisti, il Baraccano. Ho tenuto una mostra nel Museo di Classe (luogo in cui ho lavorato da archeologa) e nella “Ravenna Felix”. Sono stata chiamata ad esporre a Parigi in un quartiere rinomato per l’arte, ovvero il quartiere Drouot, in cui ho fatto alcune vendite. Ho lavorato per anni per il Teatro Alighieri e il Ravenna Festival. Ho creato dei progetti con tematiche derivanti dal mio lavoro di archeologa e tanti altri che aspetto di pubblicare, creati da me. Adoro scrivere storie e illustrarle, anche a mano oltre che in digitale, alle quali dedico tutta la mia più profonda passione, sperando che possano essere d’aiuto e di piacere per qualche ragazzo, adulto o bambino.


La zona anti-supermarket è un palcoscenico: mamme che mettono in posa le figlie fresche di impalcatura da parrucchiera per una foto da modella prigioniera in rete per un SelfiePerSemprie, bande di uomini-scarabocchio birra in mano che starnazzano facendo il gioco del telefono Gossip-fresco-in-tasca, mamme-mule si riposano nella panchina con 3 bimbi a carico ronfanti. Quando ero piccola provavo un sentimento di onnipotenza ogni volta che un portone automatico si apriva da solo mentre entravo in un supermercato, e mi ripetevo da sola la parola d’ordine che inventavo al momento. In questo caso è “lasciate ogni indugio voi ch’entrate”, ovvero “non siate timidi consumatori”. Una seconda porta automatica si apre, dobbiamo proprio essere super-fighi io e il carretto. Mi lascio dietro il ragazzino col cellulare piantato in faccia all’ombra della visierombrella del cappello-vip, se potessi e lui mi ascoltasse gli direi “sei meglio tu di quel cazzo di coso tecnologico!”, la mammamulo è riuscita ad entrare; io penso sempre che le mamme dovrebbero avere uno stipendio grande come un vitalizio che partisse da quando hanno deciso di cambiare la loro vita diventando per nove mesi uno sforna-muffins e poi un forno acceso per tutta la vita. Mi passa davanti una Mamma-so-tutto-io figlia in tasca, la signora zitella incattivita che compra un’orata Origine, il single fighetto che ha riempito la borsa per congelati solo di surgelati e surfa sulle macro-onde finchè non gli viene un ictus.