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I racconti dello scontrino

Scusa

di Rossella Mormile

Mi chiamo Rossella Mormile, sono nata a Napoli il 6 luglio 1993 e ho sempre vissuto a Bacoli, nel cuore dei Campi Flegrei. Sin da bambina sono stata una persona fantasiosa e irrequieta, il mio sogno era diventare una scrittrice. Mi sono diplomata al liceo linguistico con votazione 96/100. Ho poi conseguito una laurea triennale in Lingue, Culture e Letterature Moderne Europee con votazione 110 e lode. Parlo fluentemente inglese, francese e un po' di spagnolo. Nel 2015 ho studiato a Parigi dopo aver vinto una borsa di studio per il progetto Erasmus. Ho svolto diversi lavori: la cameriera, l'insegnante di inglese in una scuola di formazione e la guida turistica in un sito privato. Ho varie passioni, tra cui la lettura, la scrittura, le serie TV, gli anime giapponesi e tutto ciò che riguarda il mondo fantasy.


Le tremavano le mani mentre con la penna scriveva sul retro dello scontrino. Le parole che aveva scarabocchiato con tanta fretta erano a malapena leggibili. Ma non importava, doveva uscire dal supermercato al più presto. Così Elena tornò dalla cassiera e le chiese di lasciare quello scontrino nella busta del prossimo cliente. La donna le rivolse un sorriso sornione e, fantasticando sulla storia d’amore che secondo lei sarebbe nata di lì a poco, fece ciò che le era stato chiesto. Elena nel frattempo aveva varcato le porte scorrevoli di vetro con la scritta Coop e si era affrettata a raggiungere la fermata dell’autobus; quel supermercato era diventato un luogo insopportabile. Il tizio panciuto e ambiguo che l’aveva seguita praticamente in ogni reparto si ritrovò tra le mani quel foglietto e, mentre si dirigeva verso l’auto, iniziò a leggere le parole scritte sul retro. “Scusa se vengo a fare la spesa da sola di notte, in mezzo a corsie poco trafficate, senza pensare che questo possa avere delle conseguenze. Scusa se la mia minigonna è troppo corta e, nonostante ciò, io non mi senta una puttana. Scusa, ma nessuna minigonna è troppo corta. Scusa se la mia vagina non è un organo staccato dal resto del mio essere. Scusa se il mio corpo non è solo un corpo. Scusa, ma quando prima mi hai toccato il sedere e io sono stata in silenzio in realtà volevo gridare, e per un attimo sono morta un po’ dentro. Spero di non incontrarti mai più”.