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Poesia

Al mio Alex

di Serena Sammarco

Mi chiamo Serena Sammarco, ho 32 anni e sono nata a Manduria, una piccola cittadina della mia adorata Puglia, il 4 aprile del 1987. Vivo a Padova da circa due anni.

Sono figlia di un ex operaio dell'Ilva di Taranto e di una ex maestra di scuola elementare.  Una famiglia di gente poco convenzionale, la mia, ma probabilmente proprio la necessità di rimettere ordine al caos infantile, mi ha sempre reso più incline a dedicarmi ad attività di tipo artistico. Tutta questione di sopravvivenza!

A marzo del 2017, ho conseguito la laurea magistrale in storia contemporanea alla ''Sapienza'' di Roma con una tesi sul lager di Bolzano. Ragioni personali mi hanno infatti portato a trascorrere gli ultimi anni di studio in Trentino- Alto Adige. Qui mi sono appassionata all'affascinante e insieme dolorosa storia di questi luoghi e delle sue genti.

A seguito di alcune ricerche storiche, sono venuta a conoscenza della storia del lager, rimasto in funzione tra l'estate del 1944 e la primavera del 1945. Istituito con la funzione di campo di transito, fu in seguito, a più riprese, teatro di morte e di violenze di vario genere. 

Sempre nel 2017, con il suddetto lavoro di tesi, dal nome "Il Lager di Bolzano: una memoria pubblica ritrovata", ho partecipato al premio ''Claudia Augusta'', nell'ambito della prima edizione del ''Premio Letterario Alto Adige'', risultando tra i vincitori.

Tra le mie passioni, quella per la fotografia, trasmessami da mia madre, e il pianoforte che ho studiato dai sette agli undici anni di età. Durante il periodo universitario, suonare per me ha continuato ad essere una necessità, ma non potendomi permettere un pianoforte né delle lezioni private, ho deciso di iniziare a strimpellare da autodidatta una chitarra racimolata da un amico, e a cantarci sopra. Oggi, non ne posso fare più a meno. Si tratta di una questione vitale, come lo è la scrittura, che utilizzo come strumento di elaborazione del vissuto universale e delle varie stagioni della vita.

L'amore per la lettura e l'ascolto della narrazione orale nasce da bambina, quando la voce calma e cadenzata di mio padre che leggeva i fratelli Grimm, era per me come un sonnifero. Non riuscivo ad addormentarmici senza. Quella sua maniera di scandire perfettamente le parole e quel meticoloso rispetto del tono e della punteggiatura erano stupefacenti e glieli aveva insegnati mia nonna Teresa.  Lei aveva potuto studiare solo fino alla quinta elementare, ma a 89 anni ricordava ancora perfettamente a memoria le poesie apprese durante la fanciullezza. 

Non posso dimenticare, poi, quei pranzi trascorsi intorno ad un tavolo ad ascoltare i miei genitori raccontare gli anni della fanciullezza, della guerra, la gioventù. Che meraviglia! Tutto nella mia testa prendeva le sembianze di una pellicola cinematografica in bianco e nero.

Ciao mio adorato ''saltatore di muri'',
ti scrivo queste righe per rinnovarti l'amore profondo che nutro verso la tua persona.
Nei tuoi occhi vivaci e profondi si riflette la luce della tua anima. 
Un fanciullo in un corpo da adulto, questo forse il tuo segreto. Sguardo intelligente, malinconico e visionario oltre ogni cosa. Un mondo a colori con mille sfumature il tuo!
Tu mi hai insegnato che l'apertura verso gli altri, la costanza, l'acume, la creatività, non sono inclinazioni umane concesse a pochi eletti, ma esercizio instancabile che può diventare stile di vita.
La tua genuina follia, la fiducia nel potere grande e curativo dell'amore, sono per me continua fonte di ispirazione. 
Sai Alex, mi piacerebbe poterti dire che da quando non ci sei più il mondo è migliorato, ma non è propriamente così. La bontà, la generosità, il rispetto del punto di vista dell'altro, sembrano essere doti fuori moda nel nostro tempo. Viviamo in un'epoca in cui le menti sono perlopiù assopite. La legge del consumo è ormai un imperativo categorico che camuffa l'incapacità di scavare dentro noi stessi, decifrare le nostre emozioni, vivere in maniera scevra da giudizi e condizionamenti. 
Amare se stessi e gli altri è un atto che richiede grande coraggio e dedizione, ma la nostra è una società che raramente ci educa alla gestione dei sentimenti. 
Ai nostri giorni le velocità di comunicazione si sono dimezzate e la quantità di attività che svolgiamo durante l'arco della giornata si è triplicata. Così non è difficile perdersi, confondersi, omologarsi. Siamo tutti molto concentrati su noi stessi. 
Ciò che tu teorizzavi trent'anni fa si sta verificando, caro Alex. La convivenza plurietnica, pluriculturale, plurireligiosa, plurulingue è ormai una realtà da cui non possiamo più scappare. 
Eppure valori come l'umanità, la condivisione, la cooperazione vanno via via affievolendosi. 
Il timore del diverso è sempre in agguato. 
Lo so mio dolce Alex, non è esattamente ciò che desideravi, ma voglio anche che tu sappia che nel mondo si stanno muovendo forze opposte. Come te, esistono ancora persone curiose, instancabili sognatori, che si impegnano tutti i giorni a superare i confini e non hanno timore di agire fuori dal coro. 
Perciò, dolce amore mio, abbi fiducia. I tuoi sforzi in vita non sono stati inutili. Le tue parole vivono ancora nel cuore e nelle menti di tante persone, e parleremo di te anche alle nuove generazioni. 
 
 
con amore,
la tua Serena.