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Una storia di cronaca

Che sia io, che sia tu

di Vito Lorenzo Dioguardi

Mi chiamo Vito Lorenzo Dioguardi, sono nato a Foggia il 18 novembre 1980, ho studiato a Bari, Roma e Macerata. Mi piacciono la poesia, i cani, la commedia all’italiana e il caffè.


Sono una giornalista e sono una donna. Non saprei dire, oggi, quale dei due sia il mio peccato maggiore. Perché sono peccati per questa società che si crede perfetta, che crede di essere evoluta, che pensa che scrivere “libertà” nella Costituzione - cosa da sola che è costata il sangue dei secoli - basti a dare effettiva libertà alle donne.



Come giornalista devo denunciare questo comportamento maschilista che è tanto più persistente e insidioso, oggi, quanto più si camuffa e protegge sotto l’egida della “democraticità” del nostro mondo occidentale. Crediamo che le donne che indossino burqa o hijab siano meno evolute, sottomesse agli uomini mentre coloro che vestono in minigonna sono emancipate perché possono prendere il sole in topless.



Ovunque la donna è oggetto, sesso, preda designata. Pubblicità. cinema, canzoni.



L’uomo è cacciatore, latin lover, di natura fedifrago e quanto più tradisce la parola data tanto più è visto come un eroe.



La donna è vigliacca, puttana, di natura mobile e non riesce a scrollarsi di dosso queste definizioni.



Sono una donna, poi, e non transigo sulle storie di abbandono e violenza che tutti noi, quasi indifferentemente, ascoltiamo quotidianamente.



Perché si scende in piazza per una partita di calcio mentre se una ragazzina viene stuprata da tre o quattro animali si accetta, si giustifica, si allargano le braccia? Perché alcune donne si prestano a questo gioco meschino dei maschi? Perché questa guerra dei sessi diventa ossimoro, orrore, morte.



Quante di noi non vedono più la luce?



Non ci sono proprio segnali per capire? Prima di un tuono c’è il lampo, prima della pioggia c’è il nuvolio, prima dell’eruzione del fumo.



Io, innamorata a vent’anni, sposa a ventitré, madre di due bambini, oggi adolescenti, non avrei dovuto capire dal primo schiaffo? Non avrei dovuto andarmene alla prima sbornia?



L’ho amato, colui che oggi non riesco a rispettare. L’ho amato e ho cercato di cambiare. Oggi come è che non riesco a dimenticare le ferite morali e materiali che mi ha lasciato?



Ha giurato di ammazzarmi. Ce la farà.



Mi ha già rintracciato, è venuto sotto casa più volte, facendosi solo vedere per incutermi paura. L’hanno visto davanti alla scuola delle nostre figlie anche se il giudice ha stabilito che non dovrebbe avvicinarsi a loro.



Noi uomini siamo fatti così. A volte ci serve un cadavere da piangere, per farci su un bell’articolo o una trasmissione. Fino alla prossima.



Che la prossima sia io, che la prossima sia tu che leggi.