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Lettere d'amore

La tua fedelissima chow chow

di Cecilia Cristiani

Sono nata a Bologna, città in cui tuttora vivo, nel lontano 1986. Dopo la laurea in storia dell'arte sono iniziati i problemi. Sopravvivo barcamenandomi in una realtà ostile. Non riuscendo a presentarmi in poche righe dico solo che mi piace scrivere e continuerò con lo stesso entusiasmo fino all'ultimo respiro!

Caro Sigmund,

se avessi potuto parlarti ti avrei confidato i miei pensieri guardandoti dritto negli occhi, ma purtroppo noi cani non abbiamo il dono della parola e nemmeno sappiamo scrivere. Questa lettera mai spedita e forse mai scritta, generata come per incanto da quel forte sentimento di simpatia e di affetto che ci ha legati per tanti anni, è il risultato della mia riconoscenza verso un padrone, oserei dire quasi un parente, vicino e premuroso.
Ricordo con nostalgia le ore trascorse accovacciata ai tuoi piedi ad ascoltare le lunghe conversazioni con i numerosi pazienti che eri solito accogliere nel tuo studio, appena davo segni di irrequietezza interrompevi la seduta e improvvisamente ogni tua attenzione era concentrata su di me. Ma solo dopo aver accompagnato alla porta il malcapitato mi riempivi di carezze e canticchiando un’aria del Don Giovanni placavi la mia esuberanza promettendomi che di lì a breve avremmo fatto, come di consueto, la nostra rigenerante passeggiata pomeridiana. A quel punto tornavo al mio posto e prima di rimettermi a dormire osservavo incantata gli oggetti della tua ricchissima collezione, reperti archeologici scelti con il gusto e l’attenzione di un esperto. Ecco un nuovo paziente sdraiato su quel lettino tanto comodo sul quale salivo di nascosto quando in casa non c’era nessuno, tu fingevi di non accorgerti di nulla e trovandoci sopra qualche mio pelo davi una veloce passata con la mano accennando un affettuoso sorriso.
Spesso quando i nostri occhi si incontravano cercavi di spiegarmi le ragioni del sentimento di intima parentela che ci univa, in me riconoscevi, forse con una punta di invidia, la bellezza di un’esistenza in sé compiuta, semplice e libera da quei conflitti interiori che ti ostinavi a risolvere ogni giorno. Provavi nei miei confronti una simpatia aliena da qualsiasi ambivalenza, un sentimento di incontestabile affinità: erano proprio queste le parole che avevi usato in una lettera inviata alla tua amica Marie Bonaparte con la quale condividevi l’amore verso noi cani e questo ti aveva spinto a donarle mia sorella Topsy.
Tu che hai sacrificato la vita in estenuanti ricerche esplorando la natura umana, studiando i misteri dell’inconscio, così lo chiamavi, sono certa che non sapresti spiegarti l’origine della lettera, ma l’amore canino non ha eguali e l’intensità del nostro rapporto può produrre risultati tangibili ma insondabili…

Con affetto e sincera gratitudine
la tua fedelissima chow chow,

Jofi