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Lettere d'amore

A Fabio Quagliarella

di gianluca pantò

Insegnante di spagnolo. Ex giornalista sportivo. Amante dei viaggi, della poesia, della letteratura e del calcio.

Caro Fabio,

il destino è un tappeto che copre tutte le strade e porta dentro a una macchina del tempo per dirci chi siamo dopo essere caduti, feriti e rialzati  ancora più forti di prima. Fabio el guapo, l’uomo dell’impossibile, l’uomo da valori ormai passati… Pensa a quel lontano 2006 e pensa a quel mare, a quei profumi, a quegli odori, a quelle salite, a quelle discese e a quei sapori…e quanti belin in ogni dove… Nella città (non la mia ) della Superba. Mille sorrisi tra acrobazie, magie e tiri impossibili e tutta quella gente che ti ha fatto innamorare e mai mancare niente. La sampdorianità acquisita poco a poco, e l’azzurro come ciliegina sulla torta. Tu come Flachi, Vialli e Mancini, sai benissimo cosa vuol dire portare per sempre nel proprio cuore la Sampdoria. Quei brividi che dà li conosci meglio di me, credo. Una busta è stata solo una piccola sentenza transitoria. La valigia a malincuore e poi Udine. La mia città. Ti conobbi e i tuoi occhi brillavano ancora di blucerchiato con quella promessa che saresti tornato. Così è stato: 2016. La tua sofferenza è anche la nostra. Sai, anche io ho mille ferite, ma da buon sampdoriano ho sempre cercato di andare avanti. Gonfia i muscoli capitano e non abbandonare il Baciccia. Grazie per quello che hai fatto. Il tuo quadro finale non è ancora dipinto: te lo sussurra anche il mare…

 

Con stima e affetto,

Gianluca