<< indietro
Poesia

Flusso di "non finiti"

di Luca Dalla Malva

Mi chiamo Luca Dalla Malva, ho 18 anni e ho frequentato il quarto anno di Liceo Scientifico. Negli ultimi tempi ho sentito crescere l'interesse per le discipline umanistiche. Il mio pseudonimo Reseamer, dato dall'intersezione delle parole inglesi researcher e dreamer, sta proprio ad indicare il senso del mio scrivere, che si alimenta di ricerca e osservazione ma anche di sogno e fantasia. Dapprima ho mostrato una curiosità nella scelta di un lessico ricercato da utilizzare in diversi occasioni, come esercitazioni o comunemente nel parlato, in seguito, ho sviluppato con il tempo la passione per la scrittura.

Penso che penso troppo.

Penso e il mio pensare mi salva

avvolgendomi in vorticoso vortice volto a sanare il mio volto

spossato, stressato, sbagliato, assetato l'animo stanco.

Risorgo.

Soccorro me stesso, superbo supero sommi ostacoli,

libero mi lacero l'abito dell'individuo imperfetto,

io, frustrato e prostrato,

vengo punito dalla brama dell'egocentrismo smodato.

Sono, eppur ricerco poiché non so chi sono, il viso senza nome,

nascosto nell'abisso delle circostanze che mi circondano colpevoli.

Osservo silenzioso soprattutto l'essenza dei particolari personaggi

fatti inconsapevolmente di versi diversi

ma tutti orgogliosamente uguali

che posseggono il possesso del mio spazio sperduto e spalmato

sulla superficie soppressa, stuprata e straziata.

Scorgo allo specchio il mio distorto andare,

ho torto, ma non sono ancora morto,

poiché li vidi i lividi dovuti ad avidi intenti

mutare in vivide visioni portatrici di vita, vera e viva,

evviva direte voi

e invece si è ancora nuovamente alla partenza,

senza arti, mancante di parti,

essere serpe, strisciare tra le sterpaglie:

spogliato, sbattuto, sporco e stremato...

Esanime me e l'esame di me, esaminato da me

senza colpa apparente: ergastolo,

così è stato e dovetti cambiare stato

poiché non potevo ripetere quello che era stato...

Il moto continuo, nuovo ad ogni tentativo,

si cerca di perfezionarlo,

si perde innumerevoli volte,

si giunge infine alla fine

scoprendo che il fine non è mutare il segmento in circonferenza,

il terreno in etereo,

il finito imperfetto nel perfetto infinito,

bensì reggere ed essere sorretti,

tornare all'essenziale,

vivere non di se stessi, ma dell'altro,

amare ed essere amati

trovare la pace nell'affrontare la sofferenza

come la Pietà Rondanini ci insegna.

 

Reseamer