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I racconti dello scontrino

Passeggero

di Alessia Giorgi

Grosso animale marino. Frequento cavità umide e cavernose, salgo in superficie solo durante le ore blu. Amante dei paesaggi naturali, osservatore di professione. Mi alleno da sempre alla caccia al tesoro, colleziono mostri, rarità e tipi bizzarri. Parlo solo se interrogato, vorrei fare un corso del più e del meno per imparare a socializzare. Per niente serio, la mia fortuna è saper ridere di tutto. A mio sfavore ho un grande autocontrollo di cui farei volentieri a meno.


Porto fuori la mia immagine di copertina, vado a fare la spesa. Ritorno alla casa di tutti, al ventre della balena. Mi concedo un altro giro di giostra per giocare alle abitudini. Il supermercato mi attrae come un’immagine dai colori falsati, uno scatto iperrealistico che non mostra altro da sé. Qualcuno ha disegnato un labirinto di corsie in uno spazio siderale, eppure qui mi sento bene. Un linguaggio seducente parla solo per me, mi rinchiude nel mio monologo. Gli altri passeggeri sono in ascolto dello stesso canto, ognuno alla ricerca di qualcosa, senza perdersi mai. Questa città è una corsa di orologio, un istante che ripete il precedente, ogni mattina si sveglia vergine e luminosa, non avrà mai una storia da scrivere. I passi hanno tracciato mille spirali intorno alle vetrine: una mappa di perplessità che vorrei poter decifrare. Le luci mi spingono sulla ribalta, mi confronto con gli altri animali, sembro vecchio e fuori moda. Ma anche meno solo. Come la morte questo luogo ci rende gemelli, progettati sullo stesso bisogno. Ho pensato spesso di associarmi a questa perfezione, di progettare una mia versione finita, ad alta risoluzione. Volevo essere lucido e senza ammaccature, prodotto di prima scelta nella mia categoria. Ma ogni gesto contiene un equivoco, l’errore è l’unica matrice. Allora scelgo lo sbaglio, la risata scomposta che mi smentirà ancora una volta. Lascio lo scudo e prendo coraggio. Mi confondo nella mischia, ricevo come un dono il mio ruolo di passeggero.