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I racconti dello scontrino

Solita routine

di Luca Dalla Malva

Mi chiamo Luca Dalla Malva, ho 18 anni e ho frequentato il quarto anno di Liceo Scientifico. Negli ultimi anni ho sentito crescere l'interesse per le materie umanistiche. Il mio pseudonimo Reseamer, dato dall'intersezione delle parole inglesi researcher e dreamer, sta proprio ad indicare il senso del mio scrivere, che si alimenta di ricerca e osservazione ma anche di sogno e fantasia. Dapprima ho mostrato una curiosità nella scelta di un lessico ricercato da utilizzare in diverse occasioni, come esercitazioni o comunemente nel parlato, in seguito ho sviluppato con il tempo la passione per la scrittura.


Lunedì. Forse martedì. Alienazione quotidiana. Entro, mi strascino tra gli scaffali e prendo l'essenziale, perchè, sai, il portafoglio vive l'ennesimo periodo di solitudine. Nella mia testa non ci sono aspettative, anche perchè mi trovo in una coop: cosa potrebbe succedermi? Nulla. Come sempre. Il mio unico pensiero è trovare i prodotti necessari al minor prezzo possibile. Tutto qua. Procedo nel mio percorso e sono solo, o meglio non mi accorgo delle persone che si muovono indaffarate intorno a me. Non provo nulla, le mie iridi sono opache, e sono avvolto da uno spesso alone di apatia, ma ormai questa è la mia condizione abituale, e per certi versi, va bene così. Mi avvicino alla cassa per adempiere alla più terribile fase della spesa: il conto. Odio quel momento, non tanto per il pagamento, che infierisce ulteriormente su risorse pressochè inesistenti, ma per la vergogna che mi pervade nel vedere e nel far vedere i miei miseri acquisti. I miei occhi spenti si schiudono ora alla vista di un sorriso nuovo, fresco, abbagliante. Una sensazione strana mi percorre, un brivido. Distinguo di nuovo i colori. Alzo lo sguardo, due gemme color lapislazzulo mi inondano. Proseguo, aurei fili ondulati che si intrecciano, stordendomi. Cerco di fotografare, di ritrarre nella mente, ma gli attimi scemano velocemente. Esco. Mi sbagliavo. È successo qualcosa. Così risuona in me la sua voce: "Grazie, buona giornata". Ed io, in macchina, mi ripeto: "Sì, credo proprio lo sarà".