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Poesia

Partenze

di Agnese Chiarini

Toscana, vive fino ai 24 anni con la testa infilata nella boccia di vetro del suo pessimismo, dal quale cerca di salvarsi con le scienze umane, il teatro e la musica. Scrivere è il suo modo di guardarsi allo specchio, e lo sfiatatoio del suo mondo interiore. In seguito scopre Bologna e le si frantuma la boccia in Piazza Maggiore. Si occupa di marketing e copywriting in una scuola di lingue, dove sta disimparando l'italiano. Si è convinta che lo scarto tra il successo e il fallimento sia nella volontà di individuare le opportunità piuttosto che le mancanze, e adesso non la ferma più nessuno.

Come ci si saluta in questi casi?
Parole che si schiantano contro il muro dell'incoscienza
e ritornano indietro, acuminate
Nel confronto pensavo avrei trovato un senso
Mi siedi accanto, vorrei avessi qualcosa da dire
un ultimo consiglio, un ultimo monito prima di partire
Mi restano parole usate, perfette per ogni occasione
Se i tuoi lamenti fossero musica
mi resterebbe la sinfonia più lugubre di sempre
incompleta
O è questo silenzio che rimbomba tra le città il tuo ultimo concerto
senza più pubblico
siamo compositori rimasti soli.