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I racconti dello scontrino

La gloria e la pena

di Vito Lorenzo Dioguardi

Mi chiamo Vito Lorenzo Dioguardi, sono nato a Foggia il 18 Novembre 1980, ho studiato a Bari, Roma e Macerata. Mi piacciono la poesia, i cani, la commedia all’italiana e il caffé.


Un ragazzo, seduto al tavolino di un bar di un centro commerciale, leggeva un libro: “Sul treno che rapido tagliava in due il paesaggio, sbuffando verso un orizzonte di gloria, vi sedeva un ragazzo dal ciuffo biondo, con lo sguardo vuoto, come riempito da un dolore solitario e avito. Determinato, convinto da mesi di preparazione che quel fatidico giorno avrebbe scritto il proprio nome nel pantheon dei grandi uomini, in quella mirabile impresa che si accingeva a compiere vedeva ogni ragione buona. La primavera anni ‘80 sprizzava come impazzita fanciulla incontro all’innamorato che torna dal militare. Quando Hans scese dal convoglio ferrigno, dopo lo stridio dei freni e la puzza causata dalla resistenza al moto, la stazione era un formicaio. Pochi passi dopo una Torino sonnecchiosa e laida. Sul corso vi era la ressa per gli acquisti del sabato, la gente, alienata, cercava l’affare come il mendico cerca il pane. Vi entrò trafelato. Salì quatto quatto come se sapesse che l’azione che premeditava fosse un male prima che un reato. Un’ombra sparì dalle scale, un corpo a terra, un tonfo dalla cantina, voci da dietro. Si nascose. “Nessuno sospetterà, depisteremo, sarà un suicidio”. “Pensare che tu sei pure ebreo” ridacchiava il vecchio al più giovane. “Ma gli altri, quando vogliono, pagano bene...” protestò l’altro. Hans ebbe pena di quel corpo atterrato, tradito in quel modo. Si vergognò di sé. Quel disgusto lo salvò. Scoprì la politica e si promise di non seguirla mai più”.