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I racconti dello scontrino

Candeggina

di Enrico Mancinelli

Mi piace leggere, camminare con Olga. Faccio ricerca.


Il cielo era striato di rosso. I giornali avrebbero scritto ‘’Dune rosse e viola, a Milano il cielo sembra un quadro di Van Gogh. Ecco perché’’. Aggiungono sempre ‘’ecco perché’’. Cercavo di affrettarmi, tra un sacco di gente che non conoscevo e non riuscivo ad evitare, mantenere un senso, misurare i passi, resistere all’impulso di guardare, lentamente, scambiare un cenno, fermarsi. Il rosso lasciava posto all’azzurro/viola. Le famiglie, come se avessero compiuto qualcosa, tornavano a casa. Mi dirigevo verso la Coop, in mano due DVD. Era lì che sarei andato dopo aver incontrato G., poi lei non c’era, e riconsegnato i DVD, la biblioteca era chiusa. Rimaneva solo la Coop. Tra le case intravedevo i monti, l’aria era calda. Ero arrivato. Avevo voglia di comprare candeggina. Provavo disagio. Entrare a vedere altra merce impilata, scaffali sotto scaffali, le coppie a intralciare la corsia dei formaggi, riprendere la processione, contare i passi, famiglie al neon in fila alla cassa, compiere l’atto risolutivo, tutto chiuso, domenica, prima di sera – un sacchetto di plastica? Riempire un carrello di sottilette, carta da forno, sotto una luce d’allevamento in batteria, chiederne ancora dal magazzino, attendere la chiusura. Trascorrere il tempo di fronte alla banconiera. Mi diressi verso un bancomat a prelevare almeno 250 euro.